giovedì 30 maggio 2019

IL MONDO (E LA STORIA) DI DOROTHY DUNNET di Rita Guidi


Risultati immagini per dorothy dunnettSettecento pagine per rispondere alle attese dei suoi lettori. Pubblico speciale, quello di Dorothy Dunnett, che esce ora con questo “Scaglie d’oro”, per i tipi di Corbaccio.  E pubblico più segnatamente maschile, si suppone in questo caso, perché questa altrettanto speciale scrittrice riserva toni più soffusi, romantici e femminili, alla saga che ha per protagonista Lymond, e invece occhieggia al gioco virile di guerre e conquiste, quando l’eroe è Nicholas. Qui, appunto, alla sua quarta avventura, dopo “L’apprendista delle Fiandre”, “La primavera dell’Ariete”, e “Stirpe di Scorpioni”.
Sfondo comune, sempre, è comunque la storia. Filo rosso di questa Walter Scott in gonnella, e motivo forse del suo appassionato successo. Perché se attivate una ricerca con il suo nome su Internet, la rete vi restituisce un elenco di centinaia di siti che la riguardano. E i suoi fan, non solo si scambiano opinioni e commenti per posta elettronica, ma hanno fondato un vero e proprio Club, con un appuntamento non certo virtuale, ogni due anni, in una sorta di Convention. E ancora, qualcuno di loro ha pensato di suggerire un, come definirlo ? Dunnett-tour ? che ripercorre dettagliatamente le località scozzesi citate nei suoi romanzi.
Dorothy, infatti, è una settantacinquenne signora di Edimburgo, con un paio di figli, e un’attività tutt’altro che da nonna. Membro del consiglio di amministrazione della Biblioteca Nazionale di Scozia, direttrice dell'Edinburgh Book Festival, socia della Royal Society of Arts, direttrice non esecutiva della Scottish Television ... ecc.ecc
La Dunnett è però innanzitutto regista televisiva (e questo si “vede” bene nei suoi libri), oltre che appunto scrittrice. Anzi,  per i suoi meriti letterari è stata insignita del titolo di Ufficiale dell'ordine dell'Impero britannico. Più di tre decenni di onorata carriera (ha iniziato a scrivere nel 1961), e una ventina di titoli. Telecamere sulla storia. Quella del mondo a un passo dal Rinascimento, nel caso della saga di Nicholas. Niccolò Van Der Poele, mercante, avventuriero, e soldato. L’albero genealogico stampato a inizio libro, potrà chiarirvi meglio il suo sangue e la sua provenienza ; così come l’elenco dei personaggi sottolineerà subito, nella fitta presenza di asterischi, quelli realmente esistiti.
  Nicholas certo non lo è, o forse si, chissà. Il giovane, intelligente e ambizioso protagonista di questi quadri  veneziani, naviga tra la Repubblica e i porti del mondo conosciuto (e sconosciuto) con la scioltezza e il desiderio che dovevano essere propri di tante menti coraggiose dell’epoca. E’ il 1464. Oltre le Colonne d’Ercole, il mondo, di lì a poco, non finirà più. Nicholas lo sente, ma il suo pensiero, la sua ricerca, le sue carte, vuole usarle per arrivare in Africa. Per se stesso, per l’oro e contro il suo acerrimo nemico.
Dopo, verrà l’America ?

                                         Rita Guidi

mercoledì 29 maggio 2019

CON GLI OCCHI DI CHATWIN di Rita Guidi


Raccontava, una mattina, di essersi svegliato cieco. 
Di corsa dal medico, aveva accettato con piacere di assumere una davvero particolare medicina : “Hai guardato i quadri troppo da vicino - gli aveva infatti diagnosticato - Perché non li sostituisci con vasti orizzonti ?”
Bruce Chatwin iniziò quindi “necessariamente” a viaggiare. Sollievo a un’inquietudine negli occhi, che gli scottava già addosso ad iniziare dal nome.
E del suo sguardo (mai) fermo, di quel che gli altri vedevano di lui, ma anche di quanto era nascosto dietro ciò che voleva e lasciava vedere loro, parla ora il volume che Susannah Clapp, sua editor ed amica, pubblica (in Italia) per Adelphi : “Con Chatwin”.
Per cesura ideale proprio quell’emblematico episodio, il libro come la sua vita (e la sua morte) gli ruota attorno : dal prima, e dunque dall’universo londinese che lo vedeva giovane certezza di Sotheby’s, al dopo dei luoghi e della Patagonia. Per direzione i sentieri che potevano farlo sentire libero delle proprie contraddizioni.
 Bello ben più di quanto le foto riescano a rivelare, esteta dall’impeccabile “divisa” cachi e dallo zaino fatto a mano, irresistibilmente e insopportabilmente più giovane di una decina d’anni rispetto a quelli che realmente aveva, questo scrittore di libri di viaggio che non sopportava di essere chiamato così, è qui osservato come in uno specchio segreto. Più un caleidoscopio, però, che una galleria di ritratti dello stesso soggetto. Perché Chatwin, insomma, era Chatwin, uguale sia per chi lo apprezzava che per chi lo disprezzava.  E cioè l’occhio infallibile ed esigente, nell’arte come nel più spoglio paesaggio, e il bisogno indefinito di un tutto, da setacciare dell’inutile, però, ad ogni riposo, ad ogni ritorno. Per questo conservava nella ricercatezza delle sue mille abitazioni, solo poche cose (un oggetto, anche solo un taccuino) di quel tanto che  andando aveva conosciuto ; e magari se ne liberava, poi, per trovare di nuovo un più ascetico ed estetico equilibrio. E per questo la sua fissazione nomade, doveva fermarsi troppo a lungo nelle dimore vicine o lontane della moglie o dei molti amici. Ma soprattutto, per questo doveva chiacchierare. Perché le parole vanno e non restano, se non nel ricordo o nel racconto scritto, setacciato anche quello però, come testimonia qui la Clapp. Conversatore instancabile, Chatwin superava con la fantasia quell’orizzonte dove si fermavano invece i suoi occhi viaggiatori. Ma era immaginazione autentica, ovviamente. Occhiali di una verità sua.  Medicina necessaria.


                                         Rita Guidi

domenica 26 maggio 2019

50 RACCONTI BREVI BREVI (E.SELAE) di Rita Guidi


Risultati immagini per 50 racconti brevi brevi libro ellin selaeBit ad alta densità. Ovvero quando la letteratura obbedisce al presente, e si fa concentrato non frettoloso per chi va di fretta. Succo, brivido, istantanea, spot, questi “50 racconti brevi brevi” (di Ellin Selae, 116 pagine e qualche tavola onirica, L. 16.000) sono proprio questo.
Non brevi : ma brevi brevi. Per la serie venti righe una storia. Quel che serve alla nostra società. Per chi ha smesso di fumare come per chi vuole raddoppiare il piacere di una sigaretta, per chi è in coda, in viaggio, in ascensore...questo è il libro che fa per voi, come si legge nella ex-premessa che diventa un’istruzione per l’uso di Franco Del Moro. Un racconto anche quello. Divertente, intrigante dissacrante. Come la “brevissima esegesi di un’idea”, a firma Chiara Berlinzani che poi è la curatrice della raccolta, lunga di ben sette pagine ( ! ! !) per narrare la storia di queste storie.
Noia estiva nel cyberspazio, un anno fa, ma anche spazio e voglia di scribacchiare : appuntamento nella mailing list di Fabula (il sito letterario che accomuna queste penne in formato tastiera), allora, e via libera alla fantasia. Purchè breve. Liofilizzata in mezza cartella. Implosa in un grumo di parole. Digitalizzata in mezzo(esiste ?)bit. Risucchiata nel vortice di una schermata in Rete.
L’invito è bello, la libertà di questa scrittura in gabbia esplode. Tanto che piace e si fa carta. Cinquanta occasioni per inventarsi (scrittori e ) lettori. Ovunque. Comunque. Sorpresi di quanto quindici secondi di parole possano dire, raccontare, emozionare, essere un piccolo, piccolissimo libro. Una breve breve letteratura.

                               Rita Guidi

venerdì 24 maggio 2019

11° FIERA DEL LIBRO DI TORINO di Rita Guidi


Risultati immagini per fiera del libro torino undicesimoSfoglia con cura le ultime pagine di questo millennio, l’undicesimo appuntamento col Salone del Libro di Torino.
Sempre dibattiti, ma meno ipotesi, sempre novità, ma non più labirinti di titoli, la cinque giorni del Lingotto dedicata al mondo dell’editoria, offre davvero un filo d’Arianna per (ri)trovare e comprendere l’orizzonte duemila della lettura.
Bando a dubbi o qualunquismi (...dai fantasmi informatici a quelli di una “naturale” e più o meno lenta estinzione...), quindi, il Salone ricomincia dal centro di se stesso : dal libro, cioè. Non per sciocca ridondanza, ovvio, ma per riaffermare quello che c’è. E non è poco. Tanto che un filo ci serve proprio.
Quattro, anzi. Colorati e diversi, ci invitano ai quattro piaceri cardinali di lettori post-moderni.
Risultati immagini per fiera del libro torino undicesimoIl primo, azzurro, guarda e comprende suggestioni d’Oriente. Mito, sacro, spiritualità : e non c’è dubbio che sia questo un bisogno del nostro tempo, insaziato da ideologie o secolarizzazioni, cui molti titoli tentano di dare risposta.  E accanto ad essi un  dialogo aperto, tra alcuni studiosi, intorno alle nuove forme del sacro.
“Sacro, religioso e mito nel nuovo millennio”, sarà per l’appunto il tema di uno dei primi (e tanti) incontri sull’argomento. A cura di Salone del Libro in collaborazione con RAI-RADIOTRE "Uomini e           Profeti", vedrà l’intervento di Edmondo Berselli, Enzo Bianchi, Franco Cardini, Giovanni Filoramo, Carlo           Sini e il oordinamento di Gabriella Caramore (giovedì, Sala gialla Ore 18).
 Il secondo filo, poi, è giallo. Ambiguo, inossidabile, eppure per qualcuno un poco superato, è il colore che darà spazio alle sintesi e alle proposte per un genere non-genere, comunque e sempre tutto da leggere. L’indagine sarà quindi, per l’occasione, affidata ad autori ed esperti, per individuare i nuovi temi, i nuovi scopi, le nuove linee di questa ricerca. Ad esempio venerdì (Ore 18, Sala gialla) quando, con il coordinamento di Carlo Lucarelli interverranno Mario Baudino, Massimo Carlotto, José Pablo Feinmann, Giuseppe Ferrandino, Laura Mancinelli, Marco Neirotti, Andrea G. Pinketts, Patrick Reynald,           Nicoletta Vallorani, e Bruno Ventavoli, nel convegno dal titolo “Brividi al Salone: il giallo, il noir, il thriller”.
 Obiettivo sud per il verde : è infatti questo il colore del serpente piumato amerindo, simbolo della cultura  sudamericana. Libri bollenti di richieste, e più o meno solari, ci leggono suggestioni sempre più fresche e articolate.  Come sarà evidente qui, in un panorama che va dalle diverse forme di spiritualità, alla cultura popolare, all'impegno sociale, fino alla strada maestra di quella  grande tradizione narrativa.
“La cultura sudamericana tra spiritualismo e sincretismo religioso, tra letteratura e telenovela” è proprio il titolo dell’incontro che si svolgerà sabato Auditorium alle ore 15. Coordinato da  Gianni Minà, interverranno Paloma Amado, Miguel Barnet, Frei Betto, Daniel Chavarria, Rigoberta Menchù, Paco Ignacio Taibo II.
Risultati immagini per fiera del libro torino undicesimoE il fil rouge ? Il filo rosso in ogni senso ? Per fortuna l’Italia, la nuova stagione della narrativa italiana. Proposta ed espressa anche attraverso quell'aspetto fondamentale della scrittura che è il linguaggio. Che lingua parla il romanzo italiano di fine millennio? (Tra le “risposte”, segnaliamo ad esempio, giovedì, alle ore 18, in Sala verde, l’appuntamento dal titolo “Tra professione e arte: lo scrittore e le scelte di fine millennio”, al quale interverranno Marco Belpoliti, Alfonso Berardinelli, Carmen Covito, Sandro Veronesi, con il coordinamento di Bruno Falcetto ; e ancora sabato alle ore 11 in Auditorium, “Al Salone si onora il Nobel: Dario Fo”, cui interverrà lo stesso Fo, con Giorgio Albertazzi e Franca Rame).
Riflessioni e commenti, insomma, ancora una volta, troveranno spazio nel fitto calendario di convegni e interventi del Salone.
E a proposito di spazio : anche il luogo è stato rinnovato e trasformato in un’accogliente biblioteca, un po’ salotto e un po’ palcoscenico. Un unico grande ambiente, quasi a colmare la distanza fisica che spesso si crea tra la parte espositiva e le sale convegno. Sintesi e invito, anche questo, al piacere del libro ; alla lettura senza barriere, specialismi o “passaporti”.
  Pardòn : uno è previsto, ma riguarda i mini-lettori. Si tratta di un documento che testimonia il loro ingresso nel mondo del libro (oltre a permettere una sorta di caccia al tesoro tra gli stand degli editori), che verrà consegnato ai ragazzi all'ingresso dell' “Under 16”. Salone nel Salone destinato ai giovanissimi e suddiviso in fasce di età, consente ai bambini di curiosare nelle casette “animate”, tra fiabe e prime storie ; mentre agli over 14, è riservato un laboratorio, dove si potranno lanciare messaggi multimediali, scoprire nuove tecniche di comunicazione visiva, trovare autori e libri, ovunque. Da sfogliare o leggere, però, non da comprare. I volumi, infatti, sono destinati ad arricchire le biblioteche degli ospedali infantili e ad avviare la campagna “Un libro per tutti”, che proseguirà fino alla fine di giugno nelle librerie che aderiscono all'iniziativa. A settembre i libri saranno consegnati agli ospedali. Una bella iniziativa che fa il paio con “la montagna incantata” : destinatari questa volta i carcerati, è per loro che ogni visitatore potrà acquistare e donare un libro.
Quale ? Per gli indecisi, ma anche per i decisissimi alla  ricerca del titolo perduto, sono previsti cinquecento metri quadrati di “biblioteca ideale” : scaffalature aperte e assistenza personalizzata continua, per individuare l’autore o l’argomento che interessa e semmai precipitarsi allo stand “giusto” per acquistarlo.
Sul fronte spettacolo, sono almeno due le iniziative da non perdere. Lella Costa, Luciana Littizzetto, David Riondino e Paolo Rossi saranno i protagonisti di “Ridere leggendo” (venerdì 22 maggio, ore 21) : interpretazione, a modo loro, del libro come oggetto del discorso comico e come espediente narrativo e teatrale.
Alla voce di Gabriele Lavia e di altri maestri della prosa, sarà affidato invece l’appuntamento con “L’emozione dei classici” (domenica 24 maggio, ore 15). Un intero pomeriggio di ascolto delle più belle pagine della letteratura, per aggiungere un’antica multimedialità al piacere consueto e silenzioso che trascorre una riga dopo l’altra.
 Un piacere di carta forte del proprio passato e già denso di futuro. Almeno a giudicare dal presente.

                                    Rita Guidi

mercoledì 22 maggio 2019

L'ISOLA DEI PANTEI (G.DE SIMONE) di Rita Guidi


Un’isola è sempre un luogo più piccolo. 
Confine sull’acqua che asciuga una realtà a vista. Il sempre dei giorni contro quel tutto che le sta intorno, vive il ticchettio degli uomini, con la loro eterna fatica di esserlo, ma appena oltre ha il mare. Quello che dà la vita o la morte, e la libertà di sognare fino alle favole, e che si riflette nelle stelle.
Si svolge lì, il bel romanzo di Giorgio De Simone che esce ora per la Sellerio : “L’isola dei pantèi”, intenso e breve come un’emozione.  Troppo attuale per essere una fiaba, ma troppo aperto al simbolo e alla fantasia per non appartenervi, la lettura affascina proprio per questo.
A partire dalla prima pagina e dal titolo : in una parola da Ferdinando. Perchè è lui il (co)protagonista di questa antica vicenda d’oggi. Ferdinando è un pantèo. Esemplare maschile di una razza a metà : né cavallo né asino.
Per le orecchie lunghe, gli zoccoli stretti, la coda lunga e la criniera breve, lo dici un asino - scrive l’autore - Ma le forme robuste, il bacino muscoloso, le grandi cosce, il pelo folto e lucente ti mettono di fronte a un cavallo.”
Pantèo, quindi. E non solo, ma l’ultimo. Prezioso compagno fino all’esserne ragione di vita, per Michele, maestro elementare dell’isola di Cossyra.
L’isola : mediterranea e selvaggia, come i silenzi dei suoi abitanti, è appunto un’isola. Società dagli istinti dilatati e, in queste righe, siciliana d’accenti, amplifica subito dal bene al male ogni possibile novità. Il denaro, ad esempio quello che il prezioso Ferdinando può rappresentare, invita presto a sconvolgerne i naturali equilibri ; irrompe tra legami ed amicizie. Innanzitutto tra quella che lega i nostri due : Michele, che parla e guarda e scopre i confini dell’isola insieme a Ferdinando, e il pantèo che ricambia, forte dell’appartenenza a quella estinta stirpe, con obbedienza e affetto.
Nell’isola nessuno ha visto, nessuno ha udito, nessuno sa perché è scomparso Ferdinando. Piccola e muta, Cossyra non ha guardato né guarda verso il mare.
Inizia qui la ricerca, inizia qui il dolore, il desiderio, il sogno, tracciato con gli occhi di un uomo come con quelli di un antico puledro. Ricomincia da qui il libro.  E De Simone mantiene lo stesso timbro semplice, con echi dialettali, ma rintraccia con forza umori ancestrali, suggestivi e toccanti.
Il pantèo pensa, il pantèo parla, il pantèo ama, e dunque soffre. Ma lo fa come in un c’era una volta ; come i pantèi che c’erano una volta...
Noi non siamo cavalli. I cavalli amano con furore, noi con dolcezza - sussurra a Ferdinando la sua splendida compagna - ed è per questo che la nostra razza si estingue. Noi per unirci in amore dobbiamo avere tutte le condizioni favorevoli. Per noi l’amore è qualcosa che si conquista, non qualcosa che si possiede..”
E dev’essere un amore senza malinconia. Di quello che in giro non ce n’è tanto. E pochissimo ne può contenere una piccola isola, stretta attorno al rincorrersi lento degli uomini. La fiaba, insomma, la loro e la nostra, deve fare sempre i conti con la realtà.
Ma per fortuna intorno c’è anche il mare. Quello che dà la vita o la morte, e la libertà di volare fino alle favole, e che si riflette nelle stelle.
E Michele, come Ferdinando, certo, e come tanti di noi, è uno di quelli che ancora ci crede, che ancora le guarda.

                                   
                                         Rita Guidi

martedì 21 maggio 2019

CON I LIBRI (M.BETTINI) di Rita Guidi


Risultati immagini per maurizio bettiniChe cosa ci fai, tu, con quello che leggi ?
Morde la mela della tranquillità, la domanda di Maurizio Bettini. Paradossale ossessione dell’indovinata raccolta di racconti che ora pubblica sotto il titolo, ovvio e intrigante anche lui, “Con i libri” (I coralli di Einaudi) ; un esordio  narrativo, dopo altra produzione  saggistica (Bettini è docente di Filologia classica all’Università di Siena e collaboratore di Repubblica).
Cosa ci si deve fare, quindi, con i libri ? No, perché il problema è una cosa seria. Serissima, proprio, quanto quell’antico peccato da cui origina e che la precede : e cioè la lettura. Splendida, pericolosa, infida, irrinunciabile, è una vera trappola. Quella che ci fa cadere l’occhio sul più classico “scemo chi legge”... ma anche molto di più. Perché ?
Primo esempio, prima storia : una mela rotola sotto gli occhi di Cidippe, giovinetta pellegrina al tempio di Artemide, la dea dell’amore. Mela fatale e fatata, perché incisa porta una scritta : “Giuro, per Artemide, di non sposare altri se non Aconzio”.  La parola è letta, la trappola scatta, il giuramento compiuto.
 E’ un po’ come succede per la pubblicità, rincara Bettini, e l’unico modo per sottrarsi a questo che è il seme di tutte le scritture astute, sarebbe non leggere.
Ma questo è possibile ?  Per (s)fortuna no. L’occhio cade involontario, obbediente, inesorabile, e diabolicamente ci lega a quelle righe.
Diabolicamente forse no. In qualche pagina che ancor più di altre diverte d’ironia, Bettini inventa un incontro in metrò con belzebù. Povero diavolo analfabeta : ancestralmente abituato a quella tradizione orale che intrappolava (pure lei) angeli caduti e non.
Tra i tanti piaceri, quello della lettura quindi non può essere suo. Piacere lontano o comunque irraggiungibile per tanti. Per Alma e Aadan, ad esempio, protagoniste di un altro paio di racconti e per le quali i libri sono solo un ricordo e un sospetto : una infatti non ha più occhi per leggere e l’altra non ha mai imparato.
Desiderio interrotto, seppure momentaneamente, anche per l’autore : “Per tutto il tempo in cui ho continuato a scrivere queste storie - spiega infatti in premessa - non mi è stato possibile leggere, o sfogliare, se non pochi libri (...) Non ero in grado di alzarmi e di andarmeli a prendere. Quante volte ho pensato a tutti coloro per cui i libri sono sempre e irrimediabilmente fuori mano...”
Che ci fai, tu, con quello che leggi ? Le risposte cominciano allora qui. E la biblioteca diventa quella di Esculapio, della quale “non solo i libri di medicina ma anche tutti gli altri fanno parte”. Ambrosia delicata e suadente. Sollievo senza vecchiaia né tempo, se non ci abbandoniamo all’errore di “dimenticare” fiori, anziché un appropriato segnalibro, tra quelle pagine. Occasione d’amori, sognati, scambiati o vissuti. E invito allo specchio di una stessa felicità : e cioè la scrittura.
L’ultimo racconto, per questo, ricuce le distanze, se mai ne esistono, tra l’inchiostro e lo sguardo. E’ dedicato ad Ovidio, alla sua vita scritta, alla sua voce scritta.
Che hai ragazzo ? - scrive Bettini - Gli dicevano i vecchi quando lo vedevano arrossire al passaggio di una fanciulla. Sei innamorato ? Subito il precettore lo prendeva per mano e lo trascinava a casa. Ecco le tavolette, ecco lo stilo, gli diceva, scrivi se vuoi capire cosa provi. Scava la tua via dentro i tuoi sentimenti scrivendoli in tante parole rapide e ordinate. Devi scriverti Ovidio. Altrimenti come potrai pretendere non solo di amare ma addirittura di esistere ?”
Con i libri è anche vita, allora. Fino alle soglie di un oggi in cui la luce delle  parole è sempre più spesso spenta dagli schermi effimeri dei computer.
Forse. O forse, invece, come ci sussurra l’autore in queste ultime righe, con quello che leggiamo entriamo a far parte di una incessante, irrinunciabile, inesauribile, eterna magia.

                                    Rita Guidi

lunedì 20 maggio 2019

RICORDO DI ELDA MAZZOCCHI SCARZELLA di Rita Guidi


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Premia una vita e una personalità straordinaria, solo ora fissate in un prezioso libro di memorie, l’ “Alghero Donna” per la letteratura di quest’anno. Elda Mazzocchi Scarzella, la vincitrice oggi novantaquattrenne, lo ha accolto con un sorriso sabato scorso ad Alghero, meritando ancora una volta quel nomignolo di “milanese di ferro” con il quale tanti la conoscono. Perché è stata proprio lei, dopo decisive esperienze giovanili, a fondare nella Milano ferita del secondo dopoguerra, il famoso “Villaggio della madre e del fanciullo”, insostituibile centro d’accoglienza per quelle che allora (1945) venivano definite rispettivamente  “ragazze madri” e “figli della colpa”.
Il volume premiato, “Percorso d’amore”, racconta e ricorda, tutto questo. Universo femminile non a caso pubblicato da Giunti, che dedica da quindici anni una collana, Astrea, a quelle pagine che hanno per protagoniste o autrici le donne. Una scelta indovinata, voluta e curata da Roberta Mazzanti, cui non mancano decisamente i numeri del successo. Degli oltre sessanta titoli, basterà ricordare “Io mi chiamo Rigoberta Menchu” (il Nobel del ’92), “Nuvolosità variabile” di Carmen Martin Gaite (di nuovo in arrivo in libreria con “Lo strano è vivere”), “In fuga” di Anne Michaels... Migliaia di copie vendute per loro, ed ora, per la Scarzella, questo premio.
Che altro ? Un’anticipazione : con un fondo ottenuto grazie alla vendita degli altri libri della collana, uscirà sempre in questo mese un volume con racconti, saggi, testimonianze di donne afghane che vivono ancora nel loro Paese o sono state costrette all’esilio. Perché non c’è dubbio che l’altra metà del cielo sia spesso la più difficile.
 Rita Guidi