mercoledì 22 maggio 2019

L'ISOLA DEI PANTEI (G.DE SIMONE) di Rita Guidi


Un’isola è sempre un luogo più piccolo. 
Confine sull’acqua che asciuga una realtà a vista. Il sempre dei giorni contro quel tutto che le sta intorno, vive il ticchettio degli uomini, con la loro eterna fatica di esserlo, ma appena oltre ha il mare. Quello che dà la vita o la morte, e la libertà di sognare fino alle favole, e che si riflette nelle stelle.
Si svolge lì, il bel romanzo di Giorgio De Simone che esce ora per la Sellerio : “L’isola dei pantèi”, intenso e breve come un’emozione.  Troppo attuale per essere una fiaba, ma troppo aperto al simbolo e alla fantasia per non appartenervi, la lettura affascina proprio per questo.
A partire dalla prima pagina e dal titolo : in una parola da Ferdinando. Perchè è lui il (co)protagonista di questa antica vicenda d’oggi. Ferdinando è un pantèo. Esemplare maschile di una razza a metà : né cavallo né asino.
Per le orecchie lunghe, gli zoccoli stretti, la coda lunga e la criniera breve, lo dici un asino - scrive l’autore - Ma le forme robuste, il bacino muscoloso, le grandi cosce, il pelo folto e lucente ti mettono di fronte a un cavallo.”
Pantèo, quindi. E non solo, ma l’ultimo. Prezioso compagno fino all’esserne ragione di vita, per Michele, maestro elementare dell’isola di Cossyra.
L’isola : mediterranea e selvaggia, come i silenzi dei suoi abitanti, è appunto un’isola. Società dagli istinti dilatati e, in queste righe, siciliana d’accenti, amplifica subito dal bene al male ogni possibile novità. Il denaro, ad esempio quello che il prezioso Ferdinando può rappresentare, invita presto a sconvolgerne i naturali equilibri ; irrompe tra legami ed amicizie. Innanzitutto tra quella che lega i nostri due : Michele, che parla e guarda e scopre i confini dell’isola insieme a Ferdinando, e il pantèo che ricambia, forte dell’appartenenza a quella estinta stirpe, con obbedienza e affetto.
Nell’isola nessuno ha visto, nessuno ha udito, nessuno sa perché è scomparso Ferdinando. Piccola e muta, Cossyra non ha guardato né guarda verso il mare.
Inizia qui la ricerca, inizia qui il dolore, il desiderio, il sogno, tracciato con gli occhi di un uomo come con quelli di un antico puledro. Ricomincia da qui il libro.  E De Simone mantiene lo stesso timbro semplice, con echi dialettali, ma rintraccia con forza umori ancestrali, suggestivi e toccanti.
Il pantèo pensa, il pantèo parla, il pantèo ama, e dunque soffre. Ma lo fa come in un c’era una volta ; come i pantèi che c’erano una volta...
Noi non siamo cavalli. I cavalli amano con furore, noi con dolcezza - sussurra a Ferdinando la sua splendida compagna - ed è per questo che la nostra razza si estingue. Noi per unirci in amore dobbiamo avere tutte le condizioni favorevoli. Per noi l’amore è qualcosa che si conquista, non qualcosa che si possiede..”
E dev’essere un amore senza malinconia. Di quello che in giro non ce n’è tanto. E pochissimo ne può contenere una piccola isola, stretta attorno al rincorrersi lento degli uomini. La fiaba, insomma, la loro e la nostra, deve fare sempre i conti con la realtà.
Ma per fortuna intorno c’è anche il mare. Quello che dà la vita o la morte, e la libertà di volare fino alle favole, e che si riflette nelle stelle.
E Michele, come Ferdinando, certo, e come tanti di noi, è uno di quelli che ancora ci crede, che ancora le guarda.

                                   
                                         Rita Guidi

martedì 21 maggio 2019

CON I LIBRI (M.BETTINI) di Rita Guidi


Risultati immagini per maurizio bettiniChe cosa ci fai, tu, con quello che leggi ?
Morde la mela della tranquillità, la domanda di Maurizio Bettini. Paradossale ossessione dell’indovinata raccolta di racconti che ora pubblica sotto il titolo, ovvio e intrigante anche lui, “Con i libri” (I coralli di Einaudi) ; un esordio  narrativo, dopo altra produzione  saggistica (Bettini è docente di Filologia classica all’Università di Siena e collaboratore di Repubblica).
Cosa ci si deve fare, quindi, con i libri ? No, perché il problema è una cosa seria. Serissima, proprio, quanto quell’antico peccato da cui origina e che la precede : e cioè la lettura. Splendida, pericolosa, infida, irrinunciabile, è una vera trappola. Quella che ci fa cadere l’occhio sul più classico “scemo chi legge”... ma anche molto di più. Perché ?
Primo esempio, prima storia : una mela rotola sotto gli occhi di Cidippe, giovinetta pellegrina al tempio di Artemide, la dea dell’amore. Mela fatale e fatata, perché incisa porta una scritta : “Giuro, per Artemide, di non sposare altri se non Aconzio”.  La parola è letta, la trappola scatta, il giuramento compiuto.
 E’ un po’ come succede per la pubblicità, rincara Bettini, e l’unico modo per sottrarsi a questo che è il seme di tutte le scritture astute, sarebbe non leggere.
Ma questo è possibile ?  Per (s)fortuna no. L’occhio cade involontario, obbediente, inesorabile, e diabolicamente ci lega a quelle righe.
Diabolicamente forse no. In qualche pagina che ancor più di altre diverte d’ironia, Bettini inventa un incontro in metrò con belzebù. Povero diavolo analfabeta : ancestralmente abituato a quella tradizione orale che intrappolava (pure lei) angeli caduti e non.
Tra i tanti piaceri, quello della lettura quindi non può essere suo. Piacere lontano o comunque irraggiungibile per tanti. Per Alma e Aadan, ad esempio, protagoniste di un altro paio di racconti e per le quali i libri sono solo un ricordo e un sospetto : una infatti non ha più occhi per leggere e l’altra non ha mai imparato.
Desiderio interrotto, seppure momentaneamente, anche per l’autore : “Per tutto il tempo in cui ho continuato a scrivere queste storie - spiega infatti in premessa - non mi è stato possibile leggere, o sfogliare, se non pochi libri (...) Non ero in grado di alzarmi e di andarmeli a prendere. Quante volte ho pensato a tutti coloro per cui i libri sono sempre e irrimediabilmente fuori mano...”
Che ci fai, tu, con quello che leggi ? Le risposte cominciano allora qui. E la biblioteca diventa quella di Esculapio, della quale “non solo i libri di medicina ma anche tutti gli altri fanno parte”. Ambrosia delicata e suadente. Sollievo senza vecchiaia né tempo, se non ci abbandoniamo all’errore di “dimenticare” fiori, anziché un appropriato segnalibro, tra quelle pagine. Occasione d’amori, sognati, scambiati o vissuti. E invito allo specchio di una stessa felicità : e cioè la scrittura.
L’ultimo racconto, per questo, ricuce le distanze, se mai ne esistono, tra l’inchiostro e lo sguardo. E’ dedicato ad Ovidio, alla sua vita scritta, alla sua voce scritta.
Che hai ragazzo ? - scrive Bettini - Gli dicevano i vecchi quando lo vedevano arrossire al passaggio di una fanciulla. Sei innamorato ? Subito il precettore lo prendeva per mano e lo trascinava a casa. Ecco le tavolette, ecco lo stilo, gli diceva, scrivi se vuoi capire cosa provi. Scava la tua via dentro i tuoi sentimenti scrivendoli in tante parole rapide e ordinate. Devi scriverti Ovidio. Altrimenti come potrai pretendere non solo di amare ma addirittura di esistere ?”
Con i libri è anche vita, allora. Fino alle soglie di un oggi in cui la luce delle  parole è sempre più spesso spenta dagli schermi effimeri dei computer.
Forse. O forse, invece, come ci sussurra l’autore in queste ultime righe, con quello che leggiamo entriamo a far parte di una incessante, irrinunciabile, inesauribile, eterna magia.

                                    Rita Guidi

lunedì 20 maggio 2019

RICORDO DI ELDA MAZZOCCHI SCARZELLA di Rita Guidi


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Premia una vita e una personalità straordinaria, solo ora fissate in un prezioso libro di memorie, l’ “Alghero Donna” per la letteratura di quest’anno. Elda Mazzocchi Scarzella, la vincitrice oggi novantaquattrenne, lo ha accolto con un sorriso sabato scorso ad Alghero, meritando ancora una volta quel nomignolo di “milanese di ferro” con il quale tanti la conoscono. Perché è stata proprio lei, dopo decisive esperienze giovanili, a fondare nella Milano ferita del secondo dopoguerra, il famoso “Villaggio della madre e del fanciullo”, insostituibile centro d’accoglienza per quelle che allora (1945) venivano definite rispettivamente  “ragazze madri” e “figli della colpa”.
Il volume premiato, “Percorso d’amore”, racconta e ricorda, tutto questo. Universo femminile non a caso pubblicato da Giunti, che dedica da quindici anni una collana, Astrea, a quelle pagine che hanno per protagoniste o autrici le donne. Una scelta indovinata, voluta e curata da Roberta Mazzanti, cui non mancano decisamente i numeri del successo. Degli oltre sessanta titoli, basterà ricordare “Io mi chiamo Rigoberta Menchu” (il Nobel del ’92), “Nuvolosità variabile” di Carmen Martin Gaite (di nuovo in arrivo in libreria con “Lo strano è vivere”), “In fuga” di Anne Michaels... Migliaia di copie vendute per loro, ed ora, per la Scarzella, questo premio.
Che altro ? Un’anticipazione : con un fondo ottenuto grazie alla vendita degli altri libri della collana, uscirà sempre in questo mese un volume con racconti, saggi, testimonianze di donne afghane che vivono ancora nel loro Paese o sono state costrette all’esilio. Perché non c’è dubbio che l’altra metà del cielo sia spesso la più difficile.
 Rita Guidi

domenica 19 maggio 2019

BUTTA LA CASA DALLA FINESTRA (B.RICHARDS) di Rita Guidi


Risultati immagini per butta la casa dalla finestra libro ben richardsUno di quei week-end che vorresti buttare la casa dalla finestra. Una moglie che abbandona passato, libri e frustrazioni, e un lavoro rognoso che, invece, non ha nessuna intenzione di prendere un’altra direzione.Il libro inizia così, ma non è questo il significato del titolo. “Butta la casa dalla finestra” (Newton & Compton Editori), riprende infatti un benaugurante intercalare cileno. Modo di dire paradossale e ironico, intrigante e divertente, proprio come lo stile dell’autore, il trentaquattrenne inglese Ben Richards, che con questo romanzo segna davvero un prezioso (e già premiato) esordio narrativo.   Londra di oggi, stretta tra il grigiore di sempre e le difficoltà nuove. Metropoli alienata, tra le ubriacature e le felicità effimere da sabato sera e i mille steccati continui, tra i quartieri, tra le razze, tra la gente. Jamie, il protagonista, ci vive giusto in mezzo : il suo matrimonio si è chiuso sull’ennesima insoddisfazione da fine settimana, e il suo lavoro, assegnare alloggi comunali a immigrati e nullatenenti, è una sfida quotidiana alle difficoltà e all’indifferenza. Ferito più che sprovveduto, alla fine debolmente eroico, per l’aggrapparsi con caparbietà a quanto di ideale deve sopravvivere, Jamie è uomo contemporaneo in carne ed ossa, forte soprattutto di una straordinaria ironia. Il peso dei giorni e degli eventi, dolente come pugni nello stomaco veri o metaforici che siano, trova così un sorriso stanco, nel quale cercare rifugio e sopravvivere. Ponte disperato alla speranza. Jamie soffre o a volte sorride, e timbra ogni giorno cartellini o fogli, ma galleggiando appena sopra quella realtà di piatti sporchi e, come lui, un poco abbandonati, tra i quali si trova improvvisamente catapultato. Solo, ma non troppo, tra tante solitudini come la sua. Perché ognuno, anche a Londra, cerca il proprio sole ; come Ana Maria, che lo vorrebbe colorato e caldo quanto  nel  Cile dei suoi ricordi ; o come la signora Kahn, cui basterebbe anche così pallido rispetto alla sua lontana India, purchè tranquillo. Libero dal buio di un razzismo che tormenta di violenza e di povere lotte tra poveri, le notti sue e dei suoi bimbi. Lo stile asciutto di Ben Richards, svela con vigore e distacco, solari irrazionalità femminili, come difficili realtà sociali (più dense, queste, per la forza “autobiografica” di chi le ha davvero vissute : quell’impiego in Comune era davvero come il suo). Situazioni, entrambe, che affascinano il nostro Jamie, e che improvvisamente ricolorano la sua vita di pub, decisione e  nuove emozioni. Accanto alla sua impenitente ironia affiora allora la paura : quella di scommettere e perdere, sul lavoro come tanti e nella propria vita di nuovo. Ma più forte è il desiderio e il piacere di riprovarci. Di buttare all’aria timori e pregiudizi, codarde “saggezze” e pessimismi. E la casa dalla finestra, naturalmente, ma questa volta senza nessuna rabbia : solo per un brindisi, benaugurante davvero.

                                    Rita Guidi

venerdì 17 maggio 2019

DAL CD-ROM AI VIDEOGAME di Rita Guidi


Risultati immagini per cd-romSoltanto nuovo ? Allora è troppo vecchio ! 
Non c’è tregua per gli aggettivi, nella nostra società dell’informazione, dell’informatizzazione e quindi...dell’obsolescenza.
Ad esempio ? I CD-ROM. Tutti li conoscono, ancora pochi li usano, qualcuno insiste a farsi spiegare come funzionano ; eppure sono già “out”, roba vecchia, andata, superata.
“Il Cd-Rom ? E’ bello che defunto - afferma Albino Bertoletti, che sembra non amare i giri di parole - Il futuro è legato ad Internet, ad una Rete che diventerà un insieme di tivù, satellite, pc e telefono...”
Una provocazione ? Un’opinione ? Qualcosa di più, dal momento che i CD-ROM...li produce lui. Bertoletti infatti è fondatore e direttore di Giunti Multimedia : quella dei CD-ART, tanto per capirci, che mantengono una media costante di vendite attorno alle 50.000 copie ; e poi di Edusex (200.000) e di oltre centoventi titoli in catalogo, per quella che ormai si colloca al terzo posto tra gli editori multimediali in Europa (dopo Bertelsmann e Grolier-Hachette).
E allora ? Allora il problema è proprio sempre quello : che il CD-ROM è soltanto nuovo e quindi vecchio, e la voglia è quella di guardare più in là...
“Ai videogames, ma quelli ad altissimo livello. - spiega Bertoletti - Per questo sta nascendo ora la Giunti Multimedia Entertainment, una struttura italiana high-tech dedicata espressamente a questa produzione. Un modo, tra l’altro, per far crescere quei giovani talenti italiani (scrittori, musicisti, scenografi...) spesso limitati nella loro creatività dal controllo delle multinazionali che operano in questo settore.”
Sede a Tortona, inaugurazione prevista per settembre, questo Parco Scientifico e Tecnologico sarà una sorta di Silicon Valley italiana, dove la GMM Entertainment darà vita a produzioni sofisticate e, quantomeno sulla carta, finalmente concorrenziali con certa spettacolarità americana. Supportato dalle magie del “virtual set” (una scenografia virtuale) e dal “motion capture” (la digitalizzazione dei movimenti umani) il primo videogames è già in cantiere...
“Si tratta de “Il mistero del corvo d’argento” - precisa Bertoletti - un film interattivo basato su un libro dello storico Jacques Le Goff. Uscirà nel maggio dell’anno prossimo (prevediamo non più di due titoli l’anno), e sarà, come gli altri, trasversale a tutte le piattaforme : console, Internet e anche Cd-ROM...”
Ma allora...
“Il Cd-Rom resta, ma è un supporto fisico di transito. Il suo futuro (anche il suo futuro) è on-line, in quella nuova Internet che ci permetterà di consultarlo da casa. Qualcosa che già inizia a succedere nel nostro sito Internet (Art On Line) dedicato all’arte, e che continuiamo a potenziare. Le settemila persone al giorno che lo consultano, vi trovano già, in parte, i contenuti dei nostri CD-ROM. Ma se la rete fosse più veloce potrebbero tranquillamente consultarli tutti...”
Www.artonline.it : la vecchiaia dei Cd-Rom, forse, comincia da qui.

                                    Rita Guidi

domenica 12 maggio 2019

LA SUBLIME LEGGEREZZA DI CARLO AMEDEO AMMAN di Rita Guidi


Nulla a che vedere con Kundera, la leggerezza 
dell’essere è per Carlo Amedeo Amman tutt’altro che insostenibile. Sublime, invece, come dichiara nel titolo del suo ultimo libro (che esce ora per la Macro Edizioni), e come chiarisce subito anche a noi...
“Volevo un titolo che rivelasse un legame con il “tutto”, con quella spiritualità di cui qui si parla, - spiega Amman, il tono più che tranquillo, l’italiano perfetto che gli deriva dalla madre emiliana, anche se confessa di pensare, per la sua cittadinanza svizzera, in tedesco - e insieme suggerisse come ci si sente, anche con il corpo, in questa dimensione New Age ritrovata.”
E il libro vive proprio di questa sua personalissima esperienza ; ma la New Age sembra gremire oggi, iniziative e librerie, situazioni e atteggiamenti. Allora, dove comincia la moda, la trovata commerciale ?
“Capita spesso che all’interno di un’esigenza vera e trascinante, ci sia chi “nuota” nella corrente. Per questo, tutto quanto viene definito come New Age, va valutato da caso a caso. Per qualcuno, tra l’altro, ha una componente contorta, mistica, religiosa, settaria, con la quale certamente non mi identifico. New Age - prosegue Amman -  è invece vivere una spiritualità che non avverte come un fardello il corpo ; che vive anzi attraverso il corpo.”
Guardarsi e cercarsi dentro, quindi, ma con regole nuove...
“Con una sola regola (un termine, questo, poco New Age) : quella dell’autenticità. Perché noi siamo sempre la sfumatura di qualcun altro. O meglio, questo ci chiedono di essere : modificare la nostra autenticità sulla base di quello che vogliono gli altri. Nel lavoro come negli affetti. Valorizzare la nostra vera personalità, è allora questo nuovo modo di essere. Ed essere è il nuovo modo di dare. Di sentirsi finalmente leggeri, quindi. Forse anche questo è il motivo di un successo.
          
                                                                                                               Rita Guidi



sabato 11 maggio 2019

TEMPO DI NEW AGE di Rita Guidi


Fine millennio sembra il risveglio dei “suchende”. 
Voglia di sonno per una ragione troppo fredda. Aliena da quel voler essere dello spirito, cui si rivolgono invece coloro che intraprendono questo post-newtoniano cammino. I “suchende”, appunto, come li chiamerebbe quell’Hermann Hesse di un “Siddharta” che non sembra davvero essere (mai) così lontano. Quei “cercatori”, cioè, per i quali l’inquietudine stessa è già un trovare e trovarsi. Viaggiatori dell’infinito orizzonte del sé, che sembrano aver scelto il Duemila come meta della loro partenza, e che per questo si chiamano dentro quel “fenomeno” ormai popoloso, affermato ma tutt’altro che sbiadito della New Age. Una Nuova Era già densa di riti, suoni, personalità, esplosa anche letterariamente, attorno al successo de “La profezia di Celestino” di James Redfield. In quei primi anni ’90 un tam-tam da sei milioni di copie (negli States), ed oggi invece, naturalmente, una certezza editoriale per un genere che stampa copie su copie incalzato dall’urgenza delle richieste.
Lo stesso Redfield insiste (dopo “La decima illuminazione” e “La guida alla profezia di Celestino”), ed esce ora con questo “La visione di Celestino” (sempre di Corbaccio) che dichiaratamente definisce come il manifesto teorico della nuova spiritualità.
Non più romanzo ma saggio, l’autore sottolinea anche così l’avvenuta presa di coscienza di questo “nuovo” desiderio di essere ; un risveglio del quale illustra e discute le basi scientifiche e storiche, come se fosse ormai questo il destino dell’uomo nel terzo millennio.
L’argomentazione è suggestiva : sa di abbandono ad un’essenza (Redfield ci perdonerà) soffocata ma mai dimenticata da che l’uomo è uomo. E’ l’attenzione all’inconcretezza e al sogno ; il rifiuto del sentirsi pesante e finitissima materia ; e invece pensiero, leggero e forte fino alla preghiera, così come già sapevano i saggi più lontani, d’Oriente e d’Occidente, nascosti come il loro Medio Evo dall’urgenza di fretta e di scienza e di entusiasmo tecnologico da fine Novecento.
Redfield dice che non è più così. Che quello sguardo infelice e insoddisfatto per l’incalzare della nostra corsa a qualsivoglia vitello d’oro, è un presente contato, da lasciarsi alle spalle. Il futuro è nuovo quanto il richiamo ancestrale dello spirito. E viene semmai da chiedersi perché esso conduca altrove (si parla qui di meditazione, guardando agli yogi, di sincronicità, guardando a Jung...) rispetto a quella vicinissima (ma forse il motivo è proprio questo) soluzione che la risposta cristiana ci offre, e che qui è solo accennatamente compresa.
Se lo è chiesto anche Andrea Colombo, con questo suo “Guarire l’anima” (Mondadori) ; altra uscita di un certo spessore in un panorama non sempre esaltante di titoli.
E’ infatti anche questo un viaggio (potrebbe non essere così ?) sulle tracce e i Paesi dove alloggia questa spiritualità post-moderna. Che potremmo anche chiamare (l’ultima ?) libertà.
“Qui siamo oltre il freddo mondo del raziocinio - scrive infatti Colombo - L’uomo del terzo millennio non ne sente più il bisogno, imbrigliato com’è da mille regole e regolamenti.(...)Regole dell’economia globale e del mercato, cui deve sottostare, regole del pensiero unico che non può contraddire. Da queste gabbie l’uomo contemporaneo guarda al sacro come allo spazio residuo di libertà, dove vivere l’apparente contraddizione, l’illogicità dotata di una sua logica, la gestualità a tratti incomprensibile, perché proiettata verso un  mondo totalmente altro.”
Un mondo, che dopo dodici tappe, l’autore rintraccia ad esempio qui, a due passi da noi, nelle parole e nei gesti di un parroco della campagna piacentina : la sua risposta ai bisogni di sofisticata spiritualità post-rurale è un successo che si è inventato in tre stanze, dove organizza una orazione mentale notturna. E’ una meditazione occidentale ritrovata ; uno sguardo verso l’alto.  Il valore di una leggerezza dell’anima, che ci ricongiunge ad atmosfere forse più modaiole ed esotiche, così come a molti titoli di questi autori new-age.
“La sublime leggerezza dell’essere” è ad esempio proprio il racconto e l’invito di Carlo Amedeo Amman (Macro Edizioni ; e quattro chiacchiere in proposito con lui le trovate qui accanto), che spiega attraverso la propria esperienza, come (ri)trovare il sentiero per la lontananza. Il tono un poco più ispirato, l’approccio un poco meno sofisticato, il libro utilizza il proprio vissuto come leva diretta per illustrare l’avventura di un’autoscoperta ; ma esemplifica, per questo, alcuni principi che sembrano essere ricorrenti tra tutte queste pur diverse pagine : l’abbandono all’istinto, alle “coincidenze”, a quelle che diventano curiose occasioni, ma destinate a guidarci nel mistero del nostro cammino, nella nostra ricerca. “La vita è ciò che sta capitando mentre sei preso a fare altri piani”, non a caso è la citazione che l’autore preferisce in premessa.
E “ciò che sta capitando” può essere una persona, anche : come racconta Chuck Norris, in questo suo “Il segreto del mio successo” : per caso si appassiona di arti marziali, per caso conosce Bruce Lee, per caso diventa attore e persona nuova. Nel senso che smette di guardare alla casualità di questi eventi, per affidarsi a quella rilettura interiore, che è poi sintetizzata in questa sua autobiografia.
Vite inventate, invece, ma di altrettanti cercatori, quelle infine che ci riconducono alle soglie del romanzo : come ad esempio “Il cammino del cuore” di Fernando Sanchez Drago, e “Il viaggio del santo” di Susan Trott.
Il madrileno Drago ci risospinge ai sogni del ’68 ; a quel pellegrinaggio disilluso dai nuovi decenni, ma che è la riconosciuta radice storica più recente di questo, invece, così contemporaneo. Si dirige ad Oriente, quindi, il protagonista, a cercare quella vita dell’anima che incontrerà solo al ritorno, nel sorriso appena nato di una figlia.
Così come dirige al metaforico oriente del proprio maestro, il percorso immaginato della californiana Trott. Più contemporaneo e quotidiano, il racconto offre, una tappa dopo l’altra, pillole serene di saggezza in risposta alla tanta consueta frenesia che caratterizza il nostro mondo, e che appare così, improvvisamente e sommamente ridimensionato.
Puntuale, quasi ad ogni capitolo, l’invito e l’entusiasmo di qualcuno che dice “andiamo”.
C’è sempre, è evidente, un sogno, un pensiero o un luogo da raggiungere, per chi ha voglia di farlo.


                               Rita Guidi