martedì 11 giugno 2019

BIMBI E JUDO (2) di Rita Guidi





E per i baby-parmigiani ? 
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Almeno due capitoli di letteratura locale sono dedicati anche a loro.
Il primo è squisitamente teorico, ma con l’intento evidente di ricadute pratiche. Si tratta di “Tu e loro”, ed è un opuscoletto edito dalla Giunti (collana progetti Educativi) in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza. Trentun pagine di parole e fumetti, rivolte ai figli, per capire meglio...i genitori. L’idea, insomma, tut’altro che banale, è quella di rivoltare la frittata, e quindi vedere il mondo con i loro occhi per poter dialogare e convivere meglio. In tutte le occasioni : nei giorni in bianco e nero (del tran-tran quotidiano), come in quelli a colori (di festa e vacanza). Con mille consigli e idee per sorridere tutti.
Il secondo, invece, fa il paio con il volume “Corpo mente cuore” di Barioli e Bernardi, cui accenniamo qui a fianco, per offrire proprio una possibilità parmigiana di judo-educazione.
“Condividiamo in pieno la proposta del libro - spiega infatti Francesco Rasori, Presidente del Kyu Shin Do Kay, scuola di arti marziali la cui palestra ha sede in Via Palermo nella nostra città - Tra l’altro Barioli è stato proprio mio maestro quando frequentavo l’Università a Milano. La pratica del judo è davvero un complesso e completo progetto educativo. Corpo, mente e cuore appunto. Ma troppo spesso chi si iscrive da noi, si aspetta qualcosa di essenzialmente fisico.”
Insomma il judo educa a patto di essere educati al judo...
“Si. Anche se naturalmente rispettiamo chi preferisce sottolinearne l’aspetto agonistico. All’inizio però il nostro sforzo è proprio di farne capire la maggior completezza per la formazione dell’individuo. La sfida è quella di offrire qualcosa che serva ben al di fuori della palestra. Per questo - prosegue Rasori - abbiamo corsi per tutte le età, a partire dalla scuola materna, fino ai  gruppi di adulti, o anche di ragazzi e genitori insieme. E per questo, ai ragazzi che a fine anno, dimostrano di aver avuto un buon profitto scolastico, un miglior rapporto con gli altri, e una frequanza regolare in palestra, offriamo in premio il corso successivo. Gratis.”
Più educativo di così !
                                                       Rita Guidi

domenica 9 giugno 2019

I BIMBI - EDUCARE (1) -. di Rita Guidi



Risultati immagini per corpo mente cuore libroI bimbi. Calcolati, programmati, provettati, costruiti (clonati ?). Copertine prima ancora di avere un nome. Fenomeni. Anche sull’altro versante, del rifiuto , della trascuratezza. Gettati, abbandonati, venduti, violati, dimenticati e soffocati nelle auto arrostite dal sole.
Educati ? Capitolo due. Per fortuna c’è anche questo. Rassicurante bisogno che viene dopo una certa (piccola ma sempre troppo grande) realtà, e che sembra suscitare adesso una nuova onda di interesse. Sarà per il fallimento di certe teorie anni Sessanta a base di “laissè faire”, quelle della serie un-genitore-per-amico, insomma, o per la scelta più responsabile di chi oggi decide (volli, fortissimamente volli...) di avere figli, certo è che le proposte-risposte non mancano.
Editoriali, certo. Fantasiose, seriose, scientifiche o bizzarre, sono comunque sufficienti (e basterebbe già  così) a chiedersi, riflettere, soppesare, su mode e modi dell’educazione.
Educazione : è proprio questa infatti la parola chiave sulla quale fa perno il volume di Cesare Barioli e Marcello Bernardi, “Corpo mente cuore” (Luni Editrice, 200 pagg., L. 27.000). Un manifesto per una nuova educazione, perché questo è appunto il sottotitolo, realizzato a quattro mani da un medico, pediatra, educatore e praticante di judo (qual è Bernardi), e dal suo maestro di Judo oltre che giornalista (qual è Barioli). E proprio in questa disciplina, il punto di contatto tra i due, la soluzione o comunque l’invito.
Perché il libro, tra conversazioni in presa diretta e sunti di conferenze, si apre con una premessa di innegabile evidenza : la scuola, la società, la salute, sono spesso compromesse da virus pestilenziali. Mercato e mercificazione, separatezze e anche massificazione. Però, dicono gli autori, è possibile difendersi. E’ possibile crescere forti dei propri principi morali. Come ? Ad esempio col judo, prendendo spunto dal judo. Non solo sport, non solo disciplina, non solo strumento di concentrazione o di difesa, è però anche tutto questo. Corpo, mente, cuore, per tornare al titolo. E il suo segreto è proprio nell’imparare questa non separazione. La stessa che dovremmo usare nell’educare i nostri figli. Nonostante, come si riconosce qui, la nostra realtà ci imponga confini : un medico per il corpo, un professore per la mente, per qualcuno un sacerdote per il cuore.
Risultati immagini per l'economia raccontata a mia figliaUn no a tutto questo significa, certo, reinventarsi ; e per questo gli autori ripetono che il judo, come l’educazione, non conoscono la soglia degli anni, e riguardano i ragazzi come gli adulti. Perché, spiegano, posso forse offrire a mio figlio come certa, la mia esperienza appartenuta a un mondo così cambiato ? “Questo mondo in rapida evoluzione rende abbastanza obsoleta per una generazione l’esperienza della precedente. - scrivono gli autori - Mio padre aveva viaggiato sui tramway a cavalli e stendeva l’emulsione sulle sue lastre fotografiche. Insegnare ad affrontare la realtà non equivale a dare la propria esperienza.”
 Ma a dare conoscenza sì. O almeno così implicitamente afferma Andrè Fourcans, con questo suo “L’economia raccontata a mia figlia” (Etas Libri, 135 pagg.,L.25.000)
Nell’insegnare ad affrontare la realtà, anzi, nella fattispecie, è importante accennare ai processi e meccanismi economici, che governano il mondo, dalla ricchezza delle nazioni, all’economia dell’amore. E il tono è in effetti paterno, nel senso che in modo quanto mai colloquiale e divulgativo, l’autore, in questo immaginario dialogo con la figlia, snocciola con chiarezza modelli e protagonisti di questa disciplina (apparentemente o realmente ?) complessa e per addetti ai lavori. Con pochi paroloni e molta ironia, insomma, non solo si chiariscono qui motivi consueti, come i meccanismi non sempre logici che regolano monete e mercati, ma tutto nell’esistenza viene letto in quest’ottica. Matrimonio compreso : no, non solo quelli (è ovvio) di interesse ; anche il...vostro. Reinterpretato e sezionato in termini di pianificazione e investimento. Idem per i figli.
Risultati immagini per fratelli maggiori fratelli minori libroE ci risiamo. Calcolati e indagati, però in un’altra veste, lo sono anche nel serissimo, ponderoso e curioso saggio di Frank J. Sulloway, “Fratelli maggiori, fratelli minori” (Arnoldo Mondadori Editore, 521 pagg., L. 36.000).
Provate a far mente locale : il vostro primogenito è più tranquillo di quel ribelle dell’ultimo arrivato ? Non è perché sono cambiati i tempi o le mezze stagioni. E’ perché il primo è il primo e l’ultimo l’ultimo. Sulloway, docente e studioso al MIT di Boston, ha indagato e studiato proprio questo : come la competizione tra fratelli determini la personalità. Attingendo a ricerche a vasto raggio come da esempi storici clamorosi.
“Nel corso degli ultimi cinque secoli - scrive Sulloway - l’ordine di nascita si è rivelato il più coerente dei fattori previsionali di accettazione dei processi rivoluzionari. Rispetto ai primogeniti, i non-primogeniti sono maggiormente portati a identificarsi con i perdenti e a mettere in crisi l’ordine prestabilito. Al contrario, i primogeniti, identificandosi con i genitori e l’autorità, sono più portati a difendere lo status quo.”
Anche con la violenza : Mussolini, Stalin, Che Guevara e Carlos lo Sciacallo erano primogeniti (ma anche Newton, Churchill e Freud). Pensatori rivoluzionari come Calvino, Voltaire, Darwin o Gandhi, invece, erano ultimogeniti. I più moderati e inclini al compromesso ? Quelli di mezzo. (Ma come si fa a farli tutti così ?)
E’ insomma una ricerca che riscrive la storia. E’ invece una bella storia (vera), quella che racconta l’autrice Torey L. Hayden, psicopatologa infantile americana, in questo “Una bambina e gli spettri” (TEA Ed., 238 pagg., L.13.000). Scorrevole “romanzo” d’esperienza vissuta in una classe difficile, e con una bimba ancora più difficile : la piccola Jadie, affetta da un cosiddetto mutismo elettivo, per cui riesce a parlare solo in casa, non a scuola, non con gli altri. Vicenda che rinvia a un altro dei tanti problemi di quel mondo non sempre di fiaba che è l’infanzia : la comunicazione, o meglio la non-comunicazione. Il rifiuto del mondo, (del non-amore ?), dell’adulto, la paura.
Risultati immagini per perchè la risata di un bambino e tutto libro“Quando i bambini hanno paura” è invece il titolo del saggio di Jan-Uwe Rogge (Pratiche Ed. 256 pag, L.28.000), che guarda a questa esperienza come ad un necessario momento di crescita. E suggerisce ai genitori atteggiamenti alternativi all’inutile e così frequente rassicurazione di non averne, prima di prenderli tra le braccia. Di quando invece ridono si occupa il divertente volume di Jack Moore “Perché la risata di un bambino è tutto” (Salani Ed., 112 pagg., L.8.000). Illustrato con novantasette cuccioli di uomo felici e più o meno sdentati, non solo suggerisce altrettanti modi per farli ridere, ma spiega anche perché, persino il più musone degli adulti, alle prese con gli under-1 vuole regolarmente strappare loro una risatina.
Piacerà insomma anche alle mamme, così come il sorridente “piccolo grande libro della nascita” dal titolo “Storia di un bambino e della mamma che gl’insegnò a volare” (Salani Ed., 80 pag, L.24.000). Evidente ripresa del successo di Sepulveda, attraverso le stesse poetiche illustrazione della gabbianella Fortunata e del gatto Zorba, è una sorta di diario-guida al quale affidare i primi passi, i primi dentini, le prime parole, i primi giochi.
Quasi un’anticipazione, allora, di quest’altro titolo di questa letteratura per crescere. Di Beatrice Parisi e Sergio Valzania, semplicemente “Giocando” (Rai-Eri, 126 pagg. L.16.000). Ispirato alla omonima trasmissione di Radiodue, è una sorta di abbecedario con curiosità ma soprattutto suggerimenti per inventare, conoscere, divertirsi con il gioco. Per bimbi di ogni età, naturalmente.
Educare un figlio, per fortuna, significa passare insieme a lui anche da qui.

                                         Rita Guidi

sabato 8 giugno 2019

GATTO E TOPO (J.PATTERSON) di Rita Guidi


E’ integerrimo, forte, coraggioso. Un vero duro dalla mente acuta e inossidabile al servizio della giustizia.
 Però col cuore tenero. Padre affettuoso è anche cavaliere dolce e innamoratissimo dell’unica metà che desidera. Per di più è bellissimo. Quasi due metri asciutti di muscoli, colorati più o meno come quelli di Denzel Washington.
Può non piacere ? Può non piacere il protagonista dei thriller di James Patterson ?
E infatti rieccolo : Alex Cross. Punta di diamante della squadra omicidi di Washington, alle prese con altri misteriosi delitti in questo “Gatto & Topo” (Longanesi, 372 pagg., L.32.000).
Delitti che anche qui, come nel precedente bestseller “Jack & Jill” (sempre di Longanesi, ma ridotto anche sul grande schermo - “Il collezionista” - per l’interpretazione di Morgan Freeman), lo toccano almeno in parte da vicino.
Punto di forza, indubbiamente anche questo, per aggiungere fascino alla figura di Cross e di conseguenza al libro.
Penna esperta e abilissima, quella del cinquantenne autore newyorkese (sarà un caso che sia pure presidente di una agenzia pubblicitaria ?), traccia così una vicenda avvincente proprio perché attraversa i pensieri, le paure, i desideri (e anche le follie) di ogni personaggio ; e mai una vita è divisa dai gesti o dalla storia. Mai, che sia un serial-killer o un poliziotto, le pagine scorrono dimentiche di quella dimensione umana, che invece sfugge alla superficialità di tanti (pure popolarissimi) “eroi” di cartapesta di cinema, romanz(ett)i e tivù.
I capitoli sono flash, scene, due o tre pagine, eccezionalmente quattro. Frammenti esaurienti, ma come tessere di un puzzle. La voglia è subito quella di completare, ricostruire, capire. Perché il quadro è complesso. L’eterna lotta tra bene e male più combattuta.  In gioco, come in una tragedia greca, ci sono sentimenti estremi : vendetta e follia, amore fino all’odio, sofferenza fino alla morte.
La vendetta è per Cross. Maturata in anni di galera ; attechita in una mente sempre cieca di affetti. Unico ristoro il sangue ed unica attenzione possibile quella da strappare con la paura agli occhi degli altri.  “Soneji”, questo il suo soprannome, per questo uccide, casualmente e spietatamente, prima di avvicinarsi alla sua vera preda. Ed è un cerchio che si stringe su una sfida logorante alla mente, all’abilità, alla fama di Cross, prima di rivolgersi ai suoi affetti, alla sua persona.
La stessa sfida che, in parallelo, si compie tra  la mente alienata dell’imprendibile Mr.Smith, serial-killer dall’infinita e incomprensibile catena di orrori, e l’FBI.
Le vicende, ovviamente, si toccano. E non solo perché non c’è lontananza tra chi perseguita il male come tra chi lo compie. Nell’altalena avvincente e inquietante del romanzo, tra brividi e colpi di scena (ma non mancano nemmeno delicati appunti di passione e romanticismo), la giustificazione del titolo appare immediata. Chi insegue e chi è inseguito ? Chi è il gatto e chi il topo ?
Chi ? Se persino il miglior segugio di Washington, Alex Cross, potrebbe essere stato ucciso ?

                                    Rita Guidi

giovedì 6 giugno 2019

RICORDO DI IPPOLITO PIZZETTI di Rita Guidi


Anche il più piccolo abbaino incornicia il cielo. A saper guardare.
Ippolito Pizzetti, poi, in quel pezzo di vita non solo guarda : indaga, scopre, ascolta. Come fosse il mare della sua isola. Ogni radice è una radice che stringe i ricordi ; ogni ramo è la secca solitudine del grigio, o invece una gemma protesa ai desideri.
Ippolito Pizzetti ha raccolto qui, in questo suo (libro ? diario ? taccuino ?) “Robinson in città - vita privata di un giardiniere matto” (Archinto Ed.), la sua avventura oltre i vetri. Tra terrazze e stanze, per quattro stagioni, le sue emozioni private ; che per questo, più che mai, si fanno paradigma. 
Pizzetti è un noto paesaggista, scrittore e artefice del verde. Non a caso, quindi, l’autore sarà presente questo week-end al “September garden. Dai giardini per giardini” di Salsomaggiore, con una conferenza su “Il giardino e le essenze liberty”, così come per presentare il suo libro (ed anche oggi...).
Ma queste centoquarantotto pagine, sono di più e altro che una manciata di righe circondate dalla sua passione per il verde. Nella sua scrittura immediata e intensa, i colori, la bellezza, che siano di un quadro o di un poeta, di un brano musicale, di un gatto, una donna, un amico, sono distillati in sette-otto righe di pensiero e fantasia, ma per narrare l’esistere.  E dunque l’inverno : suoni duri e rami secchi, freddo e voglia d’affetti e ricordi. La primavera : incerta e piovosa o splendida di fioriture e promesse, di passione e di amori. L’estate calda, di vita, anche troppo ; da invitare alla tregua, alla dolcezza un poco mogia ma tranquilla dell’autunno.
L’importante è sentire (e un sentire non banale), con forza, tutta la nostra vita, tutta la vita che c’è dentro, in ogni gesto quotidiano di ogni cielo e stagione. Sempre :
“Mi piace in camera da letto lasciare la finestra aperta quando non ci sono - scrive Pizzetti - Perché così anche quando non ci sono giorno per giorno notte dopo notte possono entrare le lune piene le lune mezze le lune sottili...può darsi che attraverso questa loro traccia ricuperi la luna le stelle i tramonti...e li ritrovi dentro i sogni”.
(Noi) le isole sono così. Gabbie su un mare da scoprire, inventare, sognare. Ma gabbie libere, scrive l’autore, se sono quelle, sicure, bagnate dall’oceano senza onde degli affetti.

                                         Rita Guidi

mercoledì 5 giugno 2019

OFFERTE SPECIALI (Aa.Vv.) di Rita Guidi


Risultati immagini per libri nel cassettoPerfetti, scrittori, sconosciuti. “Offerte speciali” è esattamente questo. Non svendita ma occasione, per un assaggio che altrimenti potrebbe andare perduto.
“Offerte speciali” è il titolo di una raccolta (diciannove racconti di nove nuovi autori) pubblicata dalla Digamma nella collana “la biblioteca dell’inedito”. Circuito o associazione, questo, chiamatelo come preferite, al quale si partecipa inviando i propri scritti, ma anche leggendo e selezionando quelli degli altri.
Da scrittori a giurati e viceversa, insomma, questo volume nasce anche così. Con in più un perno, in questo caso, attorno al quale ruotano poi i registri e le fantasie di queste penne ignote : e cioè l’occasione. Quella che, per tutti, attraversa il semaforo verde o rosso della nostra vita. Travestite da sfide, superstizioni, viaggi, solo di qualche pagina o invece dalla scansione più  lunga fino alla necessità di un qualche breve capitolo, sono appunto diciannove le “occasioni” di cui narrano Pietro Araldo o Vincenzo Aveta, Rodolfo Caroselli o Mariacristina Cristini, Michele Ferrato o Marco Malagodi, Claudio Panini, Marco Pescetelli o Simona Seler.
Tutti insegnanti, chimici, viaggiatori, lavoratori, e dunque con altrettanti buoni motivi per sentirsi scrittori “a tempo pieno” (come sottolineano loro stessi nelle spiritose note autobiografiche che chiudono il volume).
E dentro ai cassetti la stoffa c’è. Tra echi celebri e personalissime sintassi, ogni firma è la propria. Senza parentele. Come le atmosfere e le vicende : sospese o quotidiane, dialettali o senza luogo. Originali suggestioni dalla più diversa origine (e magari un cenno in più a chi ha aggiunto il peso del libero arbitrio alle “fatali” possibilità).
Ogni racconto insomma è un piccolo mondo in un’orbita tutta sua.
Un piccolo libro : da chiedersi, chissà, se qualcuno tenterà un respiro più lungo.

                                         Rita Guidi

lunedì 3 giugno 2019

LA STORIA DEI SOGNI DANESI (P.HOEG) di Rita Guidi


Hanno lo stesso piacere ruvido del profondo Nord, le pagine di Peter Høeg. Più che mai in questo suo ultimo “La storia dei sogni danesi” (Mondadori, 366 pagg., L. 33.000), forse anche perché in realtà è il primo.
Romanzo d’esordio, infatti, (è del 1988) ma necessariamente ripreso oggi, dopo i successi de “I quasi adatti”, “La donna e la scimmia”, e soprattutto di quel “Il senso di Smilla per la neve” (con lo stesso titolo anche su grande schermo) che ha proiettato il poco più che trentenne autore nell’orbita dei bestsellers internazionali.
Un Høeg di prima, insomma, da leggere dopo, in uno scherzo del tempo che gioca curiosamente e apertamente a rimpiattino proprio con la stessa materia di cui è intriso il libro. E cioè lo scorrere dei giorni, fiabesco, illogico e duro ; la storia , che confonde le sue carte coi capricci degli uomini ; la clessidra del tempo, rovesciata o fermata da una fantasia che lotta con inutile successo all’avanzare dei secoli.
Cinque secoli. Perché non manca comunque un procedere cronologico, nelle vicende qui immaginate da Høeg. Dalla sua penna ruvida, un poco ostica prima di avvincere. Dal Cinquecento ad oggi, nomi e cose si muovono sullo sfondo di una Danimarca fantastica eppure reale. Mai senza che un volo impossibile faccia aleggiare Andersen. Sempre con quel lento brivido di freddo, che appartiene all’autore e alla sua terra di Nord e di filosofi, e che scava (e affascina) di cruda realtà, la costante atmosfera da c’era una volta.
Realismo magico : qualcuno lo chiama così. Anche se in questo caso si tinge di un colore in più. Prìncipi e conti, scudieri e castelli, giù giù fino all’oggi fatto di strade, automobili e biciclette, è questo il costante affresco volante della storia danese. Di una famiglia. E dunque della sua società. Della sua gente. E dunque, certamente dei suoi sogni. Il primo è quello del Conte di Mørkhøj, protagonista di un nordico rinascimento, che vuole il suo luogo esatto al centro del mondo ; fulcro della sua e di tutta la nobiltà ; ma universo destinato a scomparire, se non provvedesse lui stesso a proclamare in eterno il presente assoluto dell’anno Uno. La sua Danimarca si isola nell’incantesimo racchiuso tra le mura del castello. Illusione rotta dal Novecento che seppellirà i tricentenari abitanti, con le ceneri di una vita che non può più esistere.
Stessa disillusione, è quella dell’ultimo di questi sognatori : quella del bello, giovane e biondo Carsten. Baluardo borghese a una modernità che avanza, e uccide la voglia d’amore, d’antico, d’identità, in una nuova solitudine. Un tempo che cresce, e non si può fermare, e che bisogna accettare e insieme vincere. Non dimenticandosi. Questo vuol fare lui, e di più Mads, suo figlio, “autore” rivelato di questa secolare vicenda.
“Se mi ostino a scrivere la storia della mia famiglia - scrive infatti - è per necessità”. “Davanti c’è il futuro - prosegue - e io voglio guardarlo negli occhi, ma sono sicuro che se non si fa niente non ci sarà alcun futuro da guardare negli occhi...Ecco perché ho voglia di gridare per chiedere aiuto. Non abbiamo tutti bisogno di chiederlo a qualcuno ? Io, l’ho chiesto al passato.”

                                         Rita Guidi

venerdì 31 maggio 2019

INTERVISTA A VITTORINO ANDREOLI di Rita Guidi


Risultati immagini per vittorino andreoliI bambini lavano più bianco. E poi tingono le pagine più nere della nostra cronaca.
Violentati dalla retorica paffuta e convincente degli spot, iniziano già così a diventare oggetti. Giocattoli vivi, per qualcuno, da lanciare nel “Paese degli orrori” per i pervertiti del cyberspazio. E invece dei baci della mamma, conoscono un amore molesto, che diventa difficile continuare a definire così.
I bambini lavano più bianco, è proprio il titolo che Vittorino Andreoli, provocatoriamente, ha scelto per uno dei tanti e più che interessanti capitoli del suo ultimo libro, “Dalla parte dei bambini”, che esce ora per la Rizzoli.
“Credo che la nostra attenzione dovrebbe partire proprio da lì - afferma il celebre psichiatra - Dal modo in cui una certa cultura contemporanea guarda ai bambini. Oggettivizzati prima da mamma e papà che (involontariamente certo) se ne servono come strumento di gratificazione (sempre bellissimi anche se magari sono tutt’altro) ; e poi dalla pubblicità, con i suoi ormai classici tondi e rosei  culetti...Insomma questa retorica è già violenza. Qualcosa che ha a che fare con una pre-pedofilia, se non con la pedofilia vera e propria.”
Che pure, ogni giorno di più sembra essere la vera emergenza...
“La vera emergenza è la violenza verso i bimbi in ogni sua forma - reagisce deciso Andreoli - E purtroppo, la pedofilia è solo un aspetto. Anche se è proprio questo fenomeno, con i suoi grandi titoli spettacolo, a far parlare più di sé. Titoli così grandi che non lasciano spazio alle violenze psicologiche, esercitate sulla personalità dei più piccoli, o a quelle sociali, per cui non è possibile per loro (per mancanza) vivere un buon rapporto con il padre o la madre. Anche per questo ho scritto il libro. Per tentare risposte a una più vasta emergenza, di cui la pedofilia è solo la punta di un iceberg, oltretutto destinato a crescere...”
Perché ?
“Per molti motivi. Perché quanto emerge ora è solo la dimensione ridotta di un fenomeno da sempre diffuso. Perché strumenti potenzialmente straordinari, come Internet, diventano mezzo privilegiato per queste anonime aberrazioni. Perché la nostra società deve, appunto, rivedere qualche suo meccanismo evidentemente inceppato. Basterebbe riflettere su un paio di cose - prosegue Andreoli - Che il bimbo oggetto delle attenzioni del pedofilo spesso lo segue volentieri, e che il 47% dei pedofili ha subìto, da piccolo, una qualche violenza.”
Anche se poi, altrettanto spesso, si tratta di professionisti, insospettabili...
“Di “brave persone”, sì - sorride sottolineando le virgolette Andreoli - Persone profondamente malate, incapaci di gestire un rapporto adulto, che sostengono di voler bene a quel bimbo cui fanno regali e col quale pretendono di avere un rapporto affettivo e sessuale. Persone altrettanto incapaci di comprendere che un bimbo non può fare liberamente la stessa scelta. Ed è qui la violenza. Anche se, lo ripeto, è talvolta accettata dalle piccole vittime.”
Com’è possibile ?
“E’ possibile perché qualche bimbo trova qui, in altra forma certo, ciò che non trova a casa, a scuola e con gli altri. Qualche bimbo è poco amato, poco seguito, frustrato nei suoi affetti più importanti.”
Invece dei baci della mamma. La risposta e il libro di Andreoli partono allora da qui. Non formule magiche (“Non bisogna colpevolizzare nessuno, ma non credo in soluzioni che sanno di delega, come i nonni fuori dalle scuole o i telefoni azzurri”), o pretese impossibili per i cuccioli d’uomo in questa giungla (“possiamo insegnare tecniche di autodifesa a signorine per bene che escono la sera, ma non a bimbi di pochi anni”). Occorre prevenzione certo, un controllo di esperti sulle reti telematiche.
Ma la vera terapia è l’educazione, una cultura che costruisca non una società per i bimbi, ma una civiltà che li comprenda. Una cura in tempi lunghi, certo (“Non sono ottimista, ma dobbiamo iniziare a capire quali sono i veri bisogni dei bimbi. Per questo definirei questo libro un progetto.”) ; ma di quelle utili per sentirsi dire : “Mi piace di più uscire con papà. Preferisco i baci della mamma”.

                               Rita Guidi